La Via Claudia Augusta
A cura della Un ponte fra due culture che esiste da oltre 2.000 anni e che contribuisce a rafforzare i tradizionali legami all'interno dell'Europa: è la Via Claudia Augusta, importante asse viario alpino che si snodava per 350 miglia romane (520 km.) da Altino, antico ed importante porto dell'Adriatico nei pressi di Venezia, fino a Donauwörth sul Danubio. Il tratto della Via Claudia che interessa la Valsugana è particolarmente suggestivo. A testimonianza della via rimangono il cippo miliare romane di Tenna che porta inciso il numero XXXXI [M(ilia) p(assuum)], che indicava la distanza da Feltre e il sarcofago romano di Levico Terme
LA VIA CLAUDIA AUGUSTA
Tutto l'arco alpino che a ventaglio chiude a nord la Penisola Italica, dalle Alpi Marittime alle Giulie, dalla Provenza alla Slovenia, è segnato da una rete di strade, molte delle quali furono aperte o erano già in uso in epoca romana. Tra queste, in corrispondenza delle Alpi Retiche, laddove i gruppi centrali si fondono con quelli orientali, i romani aprirono la più monumentale delle strade transalpine: la via Claudia Augusta.
Fu dunque una protostrada della moderna Europa. Una via che non perse la sua importanza anche quando nuove esigenze sociali e politiche portarono a significative modifiche del tracciato rendendolo più spedito e adatto alle mutate realtà. Partiva da Altinum/Altino, importante porto sulla laguna veneta, e risaliva i fiumi Piave, Brenta ed Adige, tributari dell'Adriatico. Quindi, superato a quota 1504 il Passo di Resia/Reschenpass scendeva lungo le valli dell'Inn e del Lech affluenti del Danubio. Nel suo tragitto toccava il municipium di Feltria/Feltre, la mansio di Ausucum/Borgo Valsugana, il municipium di Tridentum/Trento, la stazione doganale di Maia/Merano. Nei pressi di Rablà/Rabland lasciava il territorio della Decima Regio Italica ed entrava nella provincia della Rezia. Valicato il Resia, incontrava Medullum/Landeck, Foetibus/Füssen, Abodiacum/Epfach ed Augusta Vindelicum/Augsburg, città fondata in onore di Augusto. Quindi raggiungeva la sponda destra del Danubio a Submuntorium/Burghöfe, non lontano dall'odierna Donauwörth.
Nata come strada militare, accentuò questa sua caratteristica di direttrice preferenziale verso il limes germanicus (confine fortificato a nord del Danubio) specie dopo la terribile sconfitta subita nel 9.d.C. da Quintilio Varo a Teutoburgo (Bassa Sassonia) che fermò l'espansione romana a nord lungo il confine segnato dai fiumi Reno e Danubio.
Il primitivo tracciato della Via Claudia fu quasi certamente superato dagli eventi già nel corso del I secolo d.C. e della via si perse persino il ricordo. Poi i ritrovamenti di Rablà (nel 1552), di Cesio (nel 1786) e di Lermoos (nel 1995), ne certificarono l'esistenza e con essa l'importanza e l'attualità che essa riveste per una completa comprensione di una grande pagina di storia europea.
IL SEGMENTO TRENTINO DELLA VIA CLAUDIA AUGUSTA
I municipi alpini di Julium Carnicum, Bellunum, Feltria, Tridentum (e forse Berua') segnavano il confine a nord della Decima Regio Italica. Oltre c'erano il Noricum e la Raethia. È quindi credibile che i quattro centri amministrativi fossero tra loro collegati. In particolare, il territorio di Feltria si estendeva per oltre due terzi ad occidente del capoluogo, giungendo sino alle alture sopra Tridentum. In pratica l'odierno altopiano del Tesino e tutta la Valsugana appartenevano ai possessores feltrini. Questo fatto influenzò certamente Druso nella scelta del percorso militare per raggiungere nel modo più breve il confine con la Rezia. Il tracciato della via Claudia fu, sino all'epoca longobarda quando fu aperto un passaggio lungo il fondovalle del Brenta, l'unica via di collegamento tra Feltre e Trento, e rimase strada principale anche nei secoli successivi quando l'autorità della diocesi di Feltre subentrò a quella dello scomparso municipio romano.
Raggiunta Trento, la via Claudia iniziava la risalita del fiume Adige che attraversava nei pressi delle due Navi (San Felice e San Rocco). In riva destra del fiume, la strada incrociava il collegamento con l'Anàunia (la Valle di Non) all'epoca già inserita nel contesto sociale romano tanto da costituire un insolito caso di indebita attribuzione della esclusiva cittadinanza romana. Caso che venne sanato dallo stesso imperatore Claudio, nel 46 d.C., come atto di riguardo nei confronti delle genti dello splendidum municipium tridentino con l'editto riportato nella 'Tavola Clesiana'. Superato il corso del Noce, la strada proseguiva quasi rettilinea verso Maia, l'attuale Merano, prossima al confine con la Rezia e con le orgogliose popolazioni dei Venostes.
Pur in assenza di una ricerca organica sul territorio, sono molte le testimonianze emerse, e in parte anche disperse, che testimoniano il passaggio dell'antica strada. Dall'insediamento retico-romano di Castello Tesino, alle iscrizioni e ai ritrovamenti monetari un po' ovunque; dalle ormai labili tracce sotto il Castellare a Scurelle, al sarcofago di Levico, unico superstite di una vasta necropoli rinvenuta nel 1858; dal miliario stradale di Tenna, al singolare insediamento agricolo rinvenuto a Mezzocorona. E poi molte sono le fortificazioni disseminate lungo il tracciato, alcune delle quali sorte a controllo della strada già in epoca romana. Una considerazione a parte merita la città di Trento che da secoli restituisce testimonianze preziose e che recentemente ha rivelato ed offerto all'ammirazione pubblica una parte splendida, monumentale ed unica dell'immenso patrimonio archeologico che ancora gelosamente custodisce.