Antonio Canova


Antonio Canova
Possagno, 1757
Venezia, 1822

La Vita

Nasce a Possagno l’1 Novembre 1757 e sarà destinato a diventare l’artista più celebrato in vita e ricercato da tutti i potenti.

A quattro anni, orfano del padre Pietro, la madre, Angela Zardo, si risposa con Francesco Sartori e si trasferisce nel vicino paese di Crespano. Antonio però rimane a Possagno con il nonno Pasino Canova, tagliapietre e scultore locale di discreta fama.

Fin da giovanissimo, egli dimostra una naturale inclinazione alla scultura, eseguendo piccole opere con l’argilla di Possagno.

Si racconta che all’età di sei o sette anni, durante una cena di nobili veneziani in una villa di Asolo, Canova abbia eseguito un leone di burro con tale bravura che tutti gli invitati ne rimasero meravigliati. Il padrone di casa, il Senatore Giovanni Falier, intuì il suo talento e lo volle avviare allo studio delle arti figurative.

Nel 1768, Canova comincia a lavorare nello studio dei Torretti a Pagnano d’Asolo, che lo introducono nel mondo veneziano, ricco di tanti fermenti culturali e artistici.

A Venezia Canova frequenta la scuola di nudo all’Accademia e studia disegno traendo spunto dai calchi in gesso della Galleria di Filippo Farsetti. Dopo aver lasciato lo studio dei Torretti, avvia una bottega in proprio ed esegue le prime opere che lo renderanno famoso a Venezia e nel Veneto: Orfeo e Euridice (1776) e Dedalo e Icaro (1779).

Nel 1779 Canova compie il suo primo viaggio a Roma, dove realizzerà le sue opere più belle (dalle Grazie ad Amore e Psiche, dai Monumenti funebri dei Papi Clemente XIII e XIV e di Maria Cristina d’Austria ai numerosi soggetti mitologici, come Venere e Marte, Perseo vincitore della Medusa, Ettore e Aiace) e lavorerà per sovrani, principi, papi ed imperatori di tutto il mondo.

A Roma è ospite a Palazzo Venezia dell’ambasciatore veneto Gerolamo Zulian, che procura a Canova le prime commissioni e direttamente gli ordina Teseo sul Minotauro (1781) e Psiche (1793). Quando i Francesi occupano Roma, Antonio preferisce abbandonare la città e ritornare a Possagno dove si dedica alla pittura: in due anni, realizza buona parte dei dipinti e quasi tutte le tempere, opere oggi custodite nella sua Casa Natale di Possagno.

Nel 1800 Antonio torna a Roma dove la situazione si è fatta meno disordinata. Nel 1804 Napoleone viene incoronato imperatore ed il suo avvento sulla scena politica europea determina un periodo fecondo della produzione artistica di Canova (dal Napoleone di Apsley House ai busti dei Napoleonici, dal marmo di Letizia Ramolino alla famosissima Paolina di villa Borghese) che resiste alle lusinghe di diventare l’artista della Corte dell’imperatore francese.

Subito dopo la disfatta di Waterloo, nel 1815 Canova è a Parigi e, con il fratellastro Giovanni Battista Sartori, grazie ad un’abile azione diplomatica, su mandato del Pontefice, riesce a riportare in Italia numerose e preziose opere artistiche trafugate da Napoleone in Francia. Pio VII, per questa sua grande opera in difesa dell’arte italiana, gli conferisce il titolo di Marchese d’Ischia, con un vitalizio di tremila scudi che egli devolve a sostegno delle accademie d’arte.

Luglio 1819 • Canova è a Possagno per porre la prima pietra del Tempio che vuole progettare e donare alla sua comunità come chiesa parrocchiale: il maestoso edificio sarà completato solo dieci anni dopo la sua morte.

Canova muore a Venezia nel 1822, in casa dell’amico Francesconi. Il suo corpo, per volere del fratellastro, viene traslato prima nella vecchia chiesa parrocchiale e dal 1832 nel Tempio di Possagno.

Le opere dell'artista nel territorio veneto:

  • Il processo creativo impiegato dal Canova per la realizzazione di una scultura si componeva di 4 fasi.
    Nella prima fase, il disegno, il maestro trasferiva i propri “pensieri” sulla carta: ad essi attribuiva un’importanza fondamentale equiparando la matita allo scalpello. Talvolta si trattava di studi veri e propri rigorosamente catalogati per giorno, mese ed anno.
    I disegni erano caratterizzati da tratti precisi che segnavano i gruppi muscolari, come nel caso delle accademie di nudo maschile; altre volte si trattava di appunti grafici presi su taccuino, per lo più disegni d’invenzione.
    Nella seconda fase, il bozzetto, il Maestro creava il bozzetto in terra, cotta o cruda o in cera, eseguito per poter vedere immediatamente come poteva realizzarsi l’opera appena ideata nel disegno.
    Nella terza fase, i modelli, l’artista, con l’aiuto dei suoi allievi, procedeva alla realizzazione del modello in creta a grandezza naturale da cui derivava il modello definitivo in gesso con la tecnica della cera persa: il gesso veniva colato sul modello, destinato ad essere distrutto. Sul modello in gesso venivano fissati dei punti metallici, le répere e con l’ausilio di un compasso venivano riportate le misure esatte dal gesso al marmo.
    La quarta fase dei modelli in marmo, la realizzazione costituiva la fase finale dell’opera. Il materiale proveniva in genere da Carrara. La sbozzatura del marmo era opera degli allievi mentre era la mano del maestro che rifiniva l’opera, “L’ultimo tocco a lume di candela”.
    La parte creativa spettava al Canova, che padroneggiava con inimitabile abilità i due procedimenti su cui si basa la scultura: il modellare e lo scolpire.
  • Monocromi, disegni, marmi, bozzetti, Museo Civico di Bassano d. Gr. 
  • Studi, disegni, dipinti, gessi e marmi, Museo Gipsoteca Canova, Possagno.
Fuori dal territorio veneto, le opere sono conservate presso i più importanti musei d’arte internazionali.